Paesà, siamo il prezzemolo che dà sapore al mondo. In un cortile assolato di un carcere sudamericano, un mafioso siciliano pronuncia questa battuta amara e affettuosa al protagonista, poco prima di essere estradato. Una frase che resta impressa, come un marchio, e diventa metafora di un'intera esistenza vissuta al limite. Questo libro non è solo il racconto di una latitanza o di una detenzione. È molto di più è il viaggio feroce e lucidissimo nella coscienza di un uomo che ha conosciuto tutto. La violenza, la fuga, l'amore, l'abbandono, il carcere, la vergogna, la paura. E che, in mezzo a tutto questo, ha imparato a guardarsi dentro. A fare i conti con se stesso, scavando dove fa più male. Questa è una autobiografia brutale e poetica, narrata con una voce vera, senza sconti né retorica. Non c'è redenzione da ostentare, né pietà da cercare. Solo la verità nuda di chi ha attraversato il buio e continua a conviverci ogni giorno. Un uomo che ancora oggi, ogni venerdì, si rade con cura, come un rito silenzioso per ricordarsi di essere vivo.
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