L'inquinamento rappresenta una delle principali preoccupazioni a livello globale nel settore dell'acquacoltura a causa della crescente domanda di prodotti ittici e proteine animali sia nei paesi avanzati che in quelli in via di sviluppo. Tra le fonti di inquinamento acquatico, i pesticidi sono i più pericolosi poiché sono idrofobici, persistenti e si accumulano all'interno dei diversi tessuti animali. L'utilizzo di alcune tecnologie tradizionali, fisiche e chimiche, per il risanamento delle acque è molto costoso e rappresenta un pericolo per la fauna circostante; pertanto, lo sviluppo di una strategia biologica alternativa è di fondamentale importanza. Il biorisanamento consiste nell'utilizzo di organismi viventi per rimuovere o detossificare gli inquinanti. Può essere applicato in situ o ex situ attraverso diverse strategie: bioattenuazione, biostimolazione o bioaugmentazione. I prodotti a base di enzimi liberi e i microrganismi geneticamente modificati rappresentano nuove tecnologie promettenti per il biorisanamento. Numerosi fattori possono influenzare il processo di biorisanamento. È stato riscontrato che i biorisanatori - batteri, funghi, alghe e piante - svolgono un ruolo fondamentale nella biodegradazione dei pesticidi. Nonostante alcuni limiti, il biorisanamento costituisce una strategia ecocompatibile, economica ed efficace per ottenere la mineralizzazione completa dei pesticidi.
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