Caterina Sforza: La materia del potere

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Bol Chi era Caterina Sforza quando non combatteva? E di che cosa era fatto, concretamente, il suo potere? La memoria ha consegnato Caterina Sforza soprattutto alla leggenda: la Tigre di Forlì, la donna della Rocca di Ravaldino, la vedova che reagì con ferocia all'assassinio di Girolamo Riario, l'avversaria di Cesare Borgia. Dietro queste immagini, ripetute per secoli, rimane però una storia molto più ricca e quotidiana. La materia del potere la racconta da una prospettiva insolita. Il libro è costruito intorno a sei materie: Sangue, Corpo, Carta, Pietra, Ferro, Cera. Il sangue delle dinastie, dei figli, degli assassinii e delle vendette. Il corpo delle maternità, della malattia, della bellezza e degli Experimenti. La carta delle lettere, degli ordini, delle imposte e dell'amministrazione. La pietra delle mura di Forlì e della Rocca di Ravaldino. Il ferro delle armi, delle giostre, delle artiglierie e degli assedi. >Attraverso cronache, corrispondenze, documenti e testimonianze locali, accanto ai grandi avvenimenti compaiono così persone e cose normalmente lasciate ai margini: castellani e messaggeri, muratori e facchini, soldati, ponti e dazi, approvvigionamenti, epidemie, lavori alle fortificazioni, confraternite e cerimonie religiose. Al centro rimane Forlì. Non semplice scenario delle imprese di Caterina, ma città reale sulla quale governare: con mura da completare, una fortezza da mantenere, denaro da trovare, uomini da pagare e una popolazione con la quale il potere era costretto ogni giorno a misurarsi. Il libro entra anche nel territorio più incerto della memoria. Il celebre gesto attribuito a Caterina sulle mura di Ravaldino, i racconti dei passaggi segreti, le tradizioni sopravvissute nei secoli vengono narrati senza cancellarne il fascino, ma distinguendo ciò che è documentato da ciò che appartiene alla tradizione o alla leggenda. Anche il giudizio di Machiavelli sulla fortezza aiuta a rileggere sotto una luce diversa alcuni degli episodi più famosi della sua vita. Non una nuova leggenda di Caterina Sforza, dunque, ma un viaggio dentro il suo mondo materiale. Una donna del Rinascimento osservata attraverso ciò che governava e ciò che la circondava: il proprio corpo e quello dei figli, una lettera affidata a un messaggero, il conto di un lavoro, una pietra posta nelle mura, un cannone nella rocca, una torcia accesa durante una processione. E dietro ogni cosa, Forlì alla fine del Quattrocento: una città viva, inquieta, fortificata, devota e violenta, nella quale la grande storia passava anche attraverso i gesti più ordinari.

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Chi era Caterina Sforza quando non combatteva? E di che cosa era fatto, concretamente, il suo potere? La memoria ha consegnato Caterina Sforza soprattutto alla leggenda: la Tigre di Forlì, la donna della Rocca di Ravaldino, la vedova che reagì con ferocia all'assassinio di Girolamo Riario, l'avversaria di Cesare Borgia. Dietro queste immagini, ripetute per secoli, rimane però una storia molto più ricca e quotidiana. La materia del potere la racconta da una prospettiva insolita. Il libro è costruito intorno a sei materie: Sangue, Corpo, Carta, Pietra, Ferro, Cera. Il sangue delle dinastie, dei figli, degli assassinii e delle vendette. Il corpo delle maternità, della malattia, della bellezza e degli Experimenti. La carta delle lettere, degli ordini, delle imposte e dell'amministrazione. La pietra delle mura di Forlì e della Rocca di Ravaldino. Il ferro delle armi, delle giostre, delle artiglierie e degli assedi. >Attraverso cronache, corrispondenze, documenti e testimonianze locali, accanto ai grandi avvenimenti compaiono così persone e cose normalmente lasciate ai margini: castellani e messaggeri, muratori e facchini, soldati, ponti e dazi, approvvigionamenti, epidemie, lavori alle fortificazioni, confraternite e cerimonie religiose. Al centro rimane Forlì. Non semplice scenario delle imprese di Caterina, ma città reale sulla quale governare: con mura da completare, una fortezza da mantenere, denaro da trovare, uomini da pagare e una popolazione con la quale il potere era costretto ogni giorno a misurarsi. Il libro entra anche nel territorio più incerto della memoria. Il celebre gesto attribuito a Caterina sulle mura di Ravaldino, i racconti dei passaggi segreti, le tradizioni sopravvissute nei secoli vengono narrati senza cancellarne il fascino, ma distinguendo ciò che è documentato da ciò che appartiene alla tradizione o alla leggenda. Anche il giudizio di Machiavelli sulla fortezza aiuta a rileggere sotto una luce diversa alcuni degli episodi più famosi della sua vita. Non una nuova leggenda di Caterina Sforza, dunque, ma un viaggio dentro il suo mondo materiale. Una donna del Rinascimento osservata attraverso ciò che governava e ciò che la circondava: il proprio corpo e quello dei figli, una lettera affidata a un messaggero, il conto di un lavoro, una pietra posta nelle mura, un cannone nella rocca, una torcia accesa durante una processione. E dietro ogni cosa, Forlì alla fine del Quattrocento: una città viva, inquieta, fortificata, devota e violenta, nella quale la grande storia passava anche attraverso i gesti più ordinari.


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  • 9798174275836
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