Tokyo, 1923. Con Nihon kaizō hōan taikō Kita Ikki trasforma la crisi del Giappone moderno in un progetto di rifondazione totale. Proprietà, capitale, lavoro, suffragio, imperatore, Stato, esercito, territori e diritto internazionale non restano problemi separati: vengono concatenati dentro una stessa macchina rivoluzionaria. La grande ricchezza deve essere limitata, il capitale strategico subordinato allo Stato, i lavoratori protetti, le élite spezzate. Ma la riorganizzazione interna non si arresta ai confini. Questo volume ricostruisce dall'interno quella macchina. Dal Kokutairon oyobi junsei shakaishugi allo Shina kakumei gaishi, fino al Piano, segue il passaggio dal socialismo alla nazione, dalla nazione allo Stato riorganizzato, dallo Stato all'Asia. L'imperatore non appare soltanto come simbolo della continuità diventa leva della rottura. La rivoluzione non distrugge lo Stato; pretende di restituirlo al popolo attraverso una concentrazione eccezionale del potere. La difficoltà comincia qui. All'interno, Kita combatte oligarchie, privilegi e concentrazioni economiche. All'esterno, lo Stato diventa soggetto di diritti, la guerra può essere legittimata, il territorio mondiale pensato come distribuito in modo ingiusto. La stessa grammatica che giustifica la redistribuzione della ricchezza rischia così di essere trasferita alla geopolitica: dalle grandi fortune alle grandi potenze, dall'espropriazione alla conquista. La Cina costituisce il passaggio decisivo. Rivoluzione, repubblica, alleanza sino-giapponese e critica dell'imperialismo occidentale aprono la possibilità di un'Asia liberata. Ma chi deve guidarla? Se il Giappone viene rappresentato come più organizzato, più forte e più capace di iniziativa, la cooperazione può trasformarsi in tutela e la tutela in missione. Il problema della razza deve perciò essere posto con precisione. Kita non costruisce anzitutto una dottrina biologica della superiorità giapponese. La gerarchia che emerge è soprattutto politica, storica e imperiale. Jinshu e minzoku devono essere verificati, non presupposti. Un impero può incorporare popolazioni e riconoscere diritti senza cessare di essere dominio. Rivoluzione nazionale, impero e missione giapponese non riduce Kita a fascista giapponese, né lo assolve come socialista anticoloniale. Il problema è più preciso: che cosa accade quando una teoria dell'eguaglianza interna attribuisce alla propria nazione il diritto di riorganizzare anche il mondo esterno? La macchina Kita può essere condensata così diseguaglianza, socialismo, kokutai, imperatore, rivoluzione, Stato, Cina, Asia, guerra, territorio, missione. La gerarchia non deve necessariamente cominciare dalla razza: può cominciare dal diritto di guidare gli altri.
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