IntroduzioneCosa rende l'uomo se stesso non è la forza. Non è l'intelligenza. Non è la bellezza. Non è l'umanità. Non è la grandiosità. E' il fallimento portato dalla sua cosmica inerzia.Sono venuto a maturare in questi ultimi mesi l'idea di una cosmica inerzia, una forza universale sprigionata e imprigionata contemporaneamente dentro l'uomo che nonostante le difficoltà, i dolori e i fallimenti, lo spinge a fare fatica per anche le più semplici cose come essere educato, cucinare, amare e curare anche quando non vogliamo.Non è un termine intrigante per parlare della disciplina, più che altro si tratta di una definizione che trascende l'individuo e che è in tutti noi, che noi la alleniamo oppure no.Per certi tratti è assimilabile al concetto di entelechia aristotelica, per altri versi alla mano del destino, per altri al nostro libero arbitrio.La cosmica inerzia è questo movimento naturale e non forzato, ma provocato da una genesi iniziale che concepisce uno sforzo necessario solamente al completamento dell'obbiettivo. Non si tratta di eccedere per la perfezione, o di soddisfare l'obiettivo, ma di portarlo a termine.Come quando spingiamo in fondo la frizione della macchina al cambio manuale, e la macchina si muove quei tre metri per mettersi e fermarsi all'incrocio con lo stop. La macchina si muove lentamente e deccelerando quel giusto fino ad arrivare perfettamente in corrispondenza della striscia trasversale.
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