Nel pensiero occidentale, spesso gli aspetti più usuali, di tutti e di tutti i giorni, sono stati da sempre i più trascurati. Il corpo, con i suoi bisogni e le sue pulsioni, rientra a pieno titolo nelle grandi lacune della storia del pensiero. Sulla scorta di questa scarsa considerazione va di conseguenza che ci siamo trovati a interagire con il corpo e con le sue manifestazioni attraverso una documentazione quasi sempre indiretta, fatta di letteratura grigia, di scritture ambigue e contraddittorie, di fonti dominate da riserbo e pudore. Ma il problema non è così univoco e lineare; c'è anche un'altra faccia della medaglia. Dietro la facciata di un mondo senza corpo e senza sesso, nel Rinascimento si agitavano le pulsioni, i desideri e le "voglie" descritte nei testi qui raccolti, nonostante le stringenti misure moralistiche sancite dal Concilio di Trento. Fu nelle nuove Accademie che si sviluppò questo genere di letteratura mirante a rivalutare il corpo e a legittimare una consapevole lussuria, la quale divenne strumento di quel piacere che, attraverso il sesso, la natura benigna aveva generosamente elargito agli uomini e alle donne, quasi fosse l'immagine terrestre delle gioie e dei godimenti promessi nell'aldilà.
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