Sin dalla nascita dell'Islam, oltre 1400 anni fa, esiste una sorta di incomprensione tra Oriente e Occidente; persino alcuni musulmani fraintendono e travisano la propria religione, aggravando ulteriormente i rapporti già tesi tra le due parti. Le correlazioni tra gli affari mondiali del XVI e XVII secolo e la nostra era moderna sono sorprendenti: le allora scaramucce turche e nordafricane e gli attacchi pirateschi contro navi e interessi europei e i moderni attacchi violenti da parte di estremisti contro musulmani e non musulmani. Anche i paesi occidentali hanno commesso crimini orribili contro l'Oriente tra il XVIII e il XX secolo. Ci sono state calamità e accuse reciproche da entrambe le parti, senza alcuna riconciliazione all'orizzonte. È in questo contesto storico e politico che è stata esaminata la rappresentazione dei personaggi mori/musulmani. Il libro sostiene che i mori/musulmani sono stati più spesso travisati che rappresentati, ma allo stesso tempo l'autore riconosce che i mori erano gli unici "altri" a essere travisati nel teatro elisabettiano; i cattolici francesi e gli spagnoli erano rappresentati in modo simile.
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