Il coinvolgimento cardiaco, nei pazienti affetti da tumori neuroendocrini, interessa il sessantacinque per cento dei soggetti con sindrome carcinoide. È di cattiva prognosi e può essere di per sé responsabile del quaranta per cento della mortalità. Da qui l'importanza fondamentale della diagnosi precoce di questa lesione. L'ecocardiografia può talvolta suggerire la diagnosi, ma consente anche di monitorare il coinvolgimento cardiaco e di orientare la terapia. L'obiettivo di questo lavoro è fare il punto sulla situazione del cuore carcinoide partendo da due osservazioni. Il contributo dell'ecocardiografia 3D rispetto alla modalità 2D è piuttosto iconografico nel caso di lesioni cardiache già manifeste. D'altra parte, allo stadio iniziale la modalità 3D consentirebbe di rivelare il deposito di placche fibrose sull'endocardio delle valvole destre o delle camere cardiache. La reversibilità delle lesioni cardiache dopo un adeguato trattamento oncologico non è stata dimostrata. È quindi evidente che la diagnosi precoce del cuore carcinoide sia una priorità che giustifica la ripetizione delle ecocardiografie e il ricorso alla modalità 3D. Tuttavia, è necessario innanzitutto tenere presenti questi concetti.
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