Il coraggio del pettirosso

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Bol Ci sono scritture che vengono dal basso, sono muscolo prima ancora che carta, ma una volta esplose non si fermano più. È il caso di Maurizio Maggiani che, nel 1987, lascia il lavoro e riesce finalmente a seguire la sua vocazione di autore vincendo il premio “Inedito” dell’“Espresso”. Da allora, Feltrinelli accompagna la sua penna ribelle e anarchica, che fa del profilo delle Alpi Apuane un paesaggio faulkneriano in cui il reale si spalanca al mitologico e, perché no, all’utopico. Ma gli anni novanta sono tempi duri per l’Italia. Tangentopoli è appena esplosa, Falcone e Borsellino vengono uccisi e De André canta la morte di un’ideale in La domenica delle salme. Dentro questo panorama di eventi, Il coraggio del pettirosso trova radici e fiorisce. E nel personaggio di Saverio Pascale, panettiere anarchico giunto in Nord Africa seguendo il padre dissidente, ci consegna tutta una poetica – e un’epica – della resistenza del pensiero. Saverio, costretto a letto da una malattia, ripercorre a ritroso l’albero genealogico della sua esistenza, ed è così che la sua vita sfuma (im)possibilmente in quella di un antenato dei tempi di Carlomagno, dissidente anche lui. Intrecciando passato e presente, Maggiani costruisce un romanzo singolarissimo: un invito a gonfiare i polmoni e opporsi quando serve; un omaggio alla parola quando parlare è pesante, quando difendere un ideale ha il sapore di una rivoluzione. “La rivoluzione è una domanda che non finisce mai di essere formulata.”

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Ci sono scritture che vengono dal basso, sono muscolo prima ancora che carta, ma una volta esplose non si fermano più. È il caso di Maurizio Maggiani che, nel 1987, lascia il lavoro e riesce finalmente a seguire la sua vocazione di autore vincendo il premio “Inedito” dell’“Espresso”. Da allora, Feltrinelli accompagna la sua penna ribelle e anarchica, che fa del profilo delle Alpi Apuane un paesaggio faulkneriano in cui il reale si spalanca al mitologico e, perché no, all’utopico. Ma gli anni novanta sono tempi duri per l’Italia. Tangentopoli è appena esplosa, Falcone e Borsellino vengono uccisi e De André canta la morte di un’ideale in La domenica delle salme. Dentro questo panorama di eventi, Il coraggio del pettirosso trova radici e fiorisce. E nel personaggio di Saverio Pascale, panettiere anarchico giunto in Nord Africa seguendo il padre dissidente, ci consegna tutta una poetica – e un’epica – della resistenza del pensiero. Saverio, costretto a letto da una malattia, ripercorre a ritroso l’albero genealogico della sua esistenza, ed è così che la sua vita sfuma (im)possibilmente in quella di un antenato dei tempi di Carlomagno, dissidente anche lui. Intrecciando passato e presente, Maggiani costruisce un romanzo singolarissimo: un invito a gonfiare i polmoni e opporsi quando serve; un omaggio alla parola quando parlare è pesante, quando difendere un ideale ha il sapore di una rivoluzione. “La rivoluzione è una domanda che non finisce mai di essere formulata.”

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Saverio è figlio di un fornaio anarchico di Alessandria d'Egitto, cresciuto con la passione della libertà e con la nostalgia per il paese degli antenati. La morte del padre lo costringe ad affrontare la sua confusa identità , le sue radici. Parte per un suo viaggio di iniziazione, dal deserto, alla città , dal presente a un oscuro e misterioso passato. Da questo racconto fatto di dolci asprezze liguri-toscane, emerge l'unico vero paese dell'anima: quel desiderio di libertà che è come il tenace volo del pettirosso. Annotation Supplied by Informazioni Editoriali


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  • 9788858823668
  • 9788807814228
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