Quanto siamo responsabili di ciò che accade dopo una nostra parola, una scelta o un gesto compiuto per ragioni che consideravamo giuste? Il mio aquilone nasce da questa domanda e da un sospetto più difficile: le spiegazioni che diamo alle nostre azioni possono essere sincere senza essere complete. Possiamo chiamare fedeltà ciò che contiene anche paura di cambiare, sincerità una parola necessaria pronunciata con una durezza che appartiene a noi, cura un aiuto nel quale si insinua il bisogno di continuare a essere necessari. Una festa ricordata molti anni dopo, un vantaggio al quale sarebbe conveniente non rinunciare, una discussione durante la quale una frase resta inespressa, una lettera scritta e mai consegnata, l'esperienza del lavoro e dell'autorità diventano occasioni per interrogare il confine fra intenzione e conseguenza, fra ciò che dipende da noi e ciò che comincia a sfuggirci non appena entra nella vita di un'altra persona. Il libro non cerca una formula capace di separare definitivamente colpa e innocenza. Interroga piuttosto il momento nel quale una spiegazione corretta diventa troppo rassicurante, una convinzione morale pretende di chiudere il giudizio e il desiderio di essere compresi si trasforma nella pretesa che gli altri accettino l'immagine che abbiamo di noi stessi. Al centro ritorna un ricordo dell'infanzia. Una mano tiene il filo di un aquilone e ne sente cambiare continuamente la pressione. La presa incide sul volo, deve correggersi, può stringere troppo o lasciare troppo spazio; il vento, però, viene da altrove e nessun gesto della mano può possederlo interamente. Quell'immagine conduce alla domanda che attraversa l'intero saggio: che cosa significa essere responsabili quando non possiamo conoscere in anticipo tutto ciò che produrranno le nostre azioni, ma non possiamo usare questa impossibilità come un alibi? La stessa domanda raggiunge il rapporto con chi verrà dopo. L'esperienza può essere trasmessa, ma non può stabilire in anticipo come dovrà essere interpretata; una parola potrà essere conservata, modificata, respinta o ricordata per ragioni che chi l'ha pronunciata non avrebbe previsto. Il mio aquilone è un saggio narrativo sulla responsabilità quando l'intenzione non basta, il controllo termina e ciò che abbiamo fatto continua a produrre significati che non ci appartengono più interamente.
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