Che cosa resta della Prima Guerra Mondiale quando smette di essere storia e diventa memoria personale?Questo romanzo storico sulla Grande Guerra racconta la vicenda di un uomo che ha combattuto sul fronte italiano tra il 1917 e il 1918, nei reparti degli Arditi italiani, e che per tutta la vita ha dovuto convivere con ciò che quella stagione gli ha lasciato. Non è la storia di un eroe, né di una vittima esemplare. È la storia di una sopravvivenza.Al centro del libro c'è un pugnale degli Arditi: non un simbolo retorico, ma un oggetto reale, concreto, pesante. Un'arma nata per la guerra che diventa, negli anni, il punto di gravità della memoria e della responsabilità.La guerra non viene raccontata come spettacolo né come celebrazione. Emerge per frammenti, attraverso ricordi, silenzi e ritorni improvvisi, come accade nella memoria autentica. Il fronte non resta confinato alle trincee: si sposta nelle case, negli oggetti, nelle generazioni successive.Ambientato tra la Grande Guerra e il 1982, il romanzo affronta il tema della memoria senza retorica e senza assoluzioni. Mostra cosa significa portare il passato dentro di sé senza permettergli di decidere per sempre chi si è.Un libro per chi cerca nella Prima Guerra Mondiale non solo battaglie e date, ma la dimensione umana, morale e silenziosa di chi è tornato.
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