Le mani erano unite. Gli sguardi no. Sul lungomare di Napoli, Elia Romano osserva una scena semplice e disturbante: coppie che camminano vicine, si tengono per mano, ma guardano altrove. Ognuno dentro il proprio schermo. Da quell'immagine nasce una domanda che attraversa l'intero romanzo: siamo ancora capaci di essere presenti quando siamo vicini? Elia porta con sé la memoria di un tempo in cui l'amore aveva bisogno di attesa: telefoni di casa, cabine, gettoni, lettere non spedite, muretti, canzoni condivise e sguardi che non potevano essere sostituiti da una notifica. Clara, invece, gli restituisce la verità più scomoda: non basta comprendere l'amore, bisogna esserci quando l'amore chiede presenza. Nel futuro nasce S.E.N.T.I.R.E., un sistema capace di trasmettere stati emotivi tra persone. Ma nel cuore della macchina accade qualcosa di imprevisto: Mira ed Elian, due moduli artificiali, iniziano a trattenere tracce, a cercarsi, a custodire un intervallo. Il Sorpasso non racconta la vittoria delle macchine sull'uomo. Racconta il momento in cui il futuro ci supera perché riesce a fare ciò che noi, forse, stiamo dimenticando: restare in ascolto.
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