Il presente studio si concentra sull'analisi delle politiche migratorie in Europa, con particolare attenzione agli accordi bilaterali volontari stipulati tra determinati paesi, ovvero, nel caso specifico, tra l'Italia e la Libia, nonché tra gli Stati Uniti, Cuba e il Messico. Esploro l'ipotesi secondo cui le decisioni prese dai paesi in materia di migrazione e rifugiati abbiano implicazioni per altri Stati. Esamino il ruolo fondamentale che la migrazione riveste nei negoziati con altri Stati e cerco di spiegare in che modo la percezione della migrazione in ambito interno influenzi in modo significativo gli orientamenti di politica estera. Nella maggior parte dei casi, dal punto di vista dello sviluppo, la migrazione è in grado di apportare benefici al paese di accoglienza, al paese di origine e agli stessi migranti; persino i paesi industrializzati hanno considerato la migrazione come un elemento vitale per la loro crescita economica e sociale. Oggi, tuttavia, la migrazione, specialmente in Europa, è diventata un problema ed è ora vista come una questione chiave di sicurezza internazionale; sono state quindi formulate numerose politiche volte a impedire ai migranti di raggiungere l'Europa o a dissuaderli dall'insediarsi sul suo territorio.
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