Nella Cremona del 1601, Sorella Febe Trussi - ex religiosa e investigatrice dal fiuto acuto - si trova coinvolta in un mistero che mescola superstizione, violenza domestica e ossessioni esoteriche. Invitata a convivere con la famiglia Mainoldi, Febe scopre un palazzo percettibilmente corrotto: domestiche diffidenti, servitù taciturna e antichi segreti custoditi nelle cantine. Il ritorno di ambienti di corte e di una cultura popolare pregna di leggende si intreccia con indizi inquietanti: tonici alterati a base di mandragora, libri proibiti, barattoli con strani resti e pagine vergate da mani tormentate. Febe, aiutata dall'erborista Mafalda, dal mercante Orazio e dall'amico Adham (e dalla fedele Lentecia), svela la spirale interna che ha portato a violenza e follia: una famiglia spezzata dal lutto, fragilità mentale che si trasforma in paura collettiva e pratiche occulte utilizzate come disperata via d'uscita. L'indagine la conduce nei sotterranei della casa, dove emerge il laboratorio rituale del giovane Maver e la sua confessione scritta di patti e invocazioni. Quando la scoperta del tradimento e dell'abuso precipita in una violenta resa dei conti, Febe è costretta a scegliere tra giustizia privata e legge; la sua reazione culmina in un atto estremo che ribalta ogni certezza. Tra colpi di scena, atmosfere gotiche e tensione emotiva, il romanzo esplora il ruolo delle donne in una società patriarcale, il confine tra follia e responsabilità e l'uso del folklore e dell'esoterismo come specchio del dolore umano. La vicenda, pur mescolando elementi soprannaturali e folcloristici, viene risolta grazie all'osservazione razionale e all'empatia di Febe, che resta una figura complessa: investigatrice, vittima e simbolo di resilienza.
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