L'intelligenza artificiale sta cambiando anche il modo in cui il crimine viene progettato, organizzato e contrastato. Non crea da sola nuove forme di criminalità, ma può aumentare velocità, scala, precisione e capacità di adattamento di attività già note: frodi, cybercrime, riciclaggio, traffici illeciti, corruzione, disinformazione, sfruttamento dei minori, furto d'identità e manipolazione delle comunicazioni. Questo libro analizza il rapporto tra intelligenza artificiale e criminalità da un duplice punto di vista. Da una parte mostra come strumenti generativi, automazione, deepfake, identità sintetiche, sistemi di analisi e comunicazioni cifrate possano essere utilizzati da singoli criminali, reti organizzate e gruppi transnazionali. Dall'altra esamina il ruolo dell'AI nelle attività di prevenzione, indagine, analisi forense, ricostruzione delle reti criminali e protezione della prova digitale. Il volume affronta inoltre i principali problemi giuridici ed etici legati all'impiego dell'intelligenza artificiale da parte delle istituzioni: privacy, sorveglianza, autenticità dei contenuti, catena di custodia, proporzionalità, responsabilità, trasparenza e tutela dei diritti fondamentali. L'obiettivo non è alimentare allarmismi né presentare la tecnologia come un soggetto autonomo. L'AI è un moltiplicatore di capacità amplifica le possibilità di chi la utilizza, nel bene e nel male. Attraverso fonti istituzionali, normative e internazionali, il libro ricostruisce una competizione destinata a diventare permanente: quella tra organizzazioni criminali sempre più adattive e istituzioni chiamate a innovare senza rinunciare alla legalità, al controllo democratico e allo Stato di diritto. Un saggio divulgativo per comprendere come l'intelligenza artificiale stia modificando il rapporto tra criminalità, sicurezza, investigazione e società.
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