L'educazione della prima infanzia in Africa si è evoluta da pratiche indigene di educazione dei bambini, radicate nella comunità e incentrate sulle tradizioni orali, sul gioco e sulle abilità pratiche, verso programmi formali e istituzionalizzati influenzati dall'eredità coloniale. I sistemi coloniali offrivano servizi di asilo nido limitati, spesso riservati ai figli degli amministratori europei o delle comunità missionarie, lasciando ampie lacune nell'accesso. Dopo l'indipendenza, gli Stati africani hanno iniziato a integrare l'ECCE nelle politiche nazionali, ispirandosi a quadri di riferimento internazionali quali 'Educazione per tutti' e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia. Inizialmente, i quadri politici ricadevano sotto la competenza dei ministeri dello sviluppo sociale o della sanità, riflettendo le origini orientate all'assistenza, ma si sono gradualmente spostati verso la leadership educativa. Negli ultimi tre decenni si è verificata un'espansione delle iscrizioni, sebbene persistano disparità tra le popolazioni urbane e rurali, a dimostrazione sia dei progressi compiuti sia delle sfide ancora aperte in materia di equità e accessibilità.
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