Il volume analizza l'intelligence dell'Ordine di Malta come dimensione strutturale del suo potere nel Mediterraneo della prima età moderna. Tra XVI e XVII secolo, in un contesto segnato da conflittualità endemica, pluralità confessionale e intensa mobilità umana, la raccolta e la gestione dell'informazione costituirono una componente essenziale dell'arte di governo, tanto quanto la forza militare o la diplomazia formale. Muovendo da una prospettiva mediterranea e trans-imperiale, il libro supera una lettura esclusivamente militare o religiosa dell'Ordine, interpretandolo come nodo informativo capace di intercettare, filtrare e rielaborare flussi di notizie provenienti da mondi politici e culturali differenti.Attraverso l'analisi delle pratiche informative connesse alla guerra corsara, alla gestione dei prigionieri, alla diplomazia informale e alle reti di agenti e intermediari, lo studio mostra come l'Ordine sviluppò un sistema di intelligence fondato su un sapere pragmatico e operativo, non pienamente istituzionalizzato ma altamente efficace. Corsari, dragomanni, mercanti, rinnegati e schiavi riscattati operarono come vettori di informazione, contribuendo alla costruzione di una conoscenza strategica del Levante, del Nord Africa e delle rotte ottomane.Dal punto di vista metodologico, il volume si basa su un'ampia ricerca archivistica, incentrata principalmente sull'Archivio dell'Ordine di Malta e integrata da fonti veneziane, spagnole, pontificie e ottomane. L'approccio adottato combina storia politica e militare, storia dell'informazione e analisi delle reti, evitando definizioni anacronistiche di intelligence e privilegiando lo studio delle pratiche concrete e dei contesti decisionali. Il libro sostiene che l'intelligence maltese non fu un'attività accessoria, ma una componente costitutiva della sovranità e della competizione politica nel Mediterraneo della prima età moderna.
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