L'Ultima Nota del Soprano: Un'indagine di Vittorio Arconti

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Bol La bellezza vincerà sempre la polvere, Vittorio.Torino, novembre 1934. La nebbia avvolge i marmi geometrici dei cantieri razionalisti e nasconde i segreti di una città soffocata dalle parate in camicia nera. Quando Bianca De Santis, voce immortale e divina primadonna del Teatro Regio, viene ritrovata accasciata sul suo maestoso pianoforte nero nella sfarzosa "stanza chiusa" della sua villa, le autorità hanno già pronta una provvidenziale e comoda versione ufficiale: eroico malore da stress emotivo. Il Regime non tollera scandali.Ma il corpo algido di Bianca, intatto e senza segni di lotta, emana un inconfondibile e chimico odore di mandorle amare. E sul tasto del Do centrale, capeggia una macchia fresca e viscosa di inchiostro blu.Vittorio Arconti è un uomo segnato. Ex commissario dimessosi per non essersi piegato alla dilagante repressione di partito, e ora investigatore privato tollerato a stento, viene chiamato non ufficialmente a presenziare al macabro palcoscenico prima che cali il sipario. La donna che giace avvelenata sul pianoforte è un volto tragicamente amato del suo passato, e Arconti percepisce subito le crepe e le menzogne che aleggiano tra le spesse tende di velluto bordò di Villa De Santis: - Il Conte, un nobile decaduto, sordo alla musica ma affamato dal vizio del gioco.- Elena Valli, l'ambiziosa rivale in ascesa, protetta dai gerarchi, pronta a usurpare spietatamente la corona e a farne uno scudo autarchico.- Il Maestro Valenti, l'ombroso, fanatico, instabile precettore, innamorato dell'Arte di Bianca con una devozione sfiorante la follia purissima.In un magistrale thriller a tempo di Adagio che omaggia i meccanismi classici del Giallo da "delitto della camera chiusa", Massimiliano Squintu intreccia la rigida ambientazione storica dell'Italia di Mussolini al fascino oscuro del noir elegante degli anni Trenta. Un intrigo spietato e teatrale sull'insanabile contrasto emotivo fatale e opprimente dove la bellezza sublime del canto si infrange brutalmente contro le bassezze della propaganda egocentrista.Chi ha costruito la macchina della morte ingegnerizzata a tempo di ritmo dentro le pance e le corde di un pianoforte? E quale disperato sacrificio inconfessabile si cela dietro l'immortalità donata dall'ultima, letale romanza dedicata alla povera Tosca?Un racconto intenso e carico di tensione, fatto di nebbia, di ricordi intrisi di jazz parigino e d'indagini asfissianti al sapore aspro del veleno.

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La bellezza vincerà sempre la polvere, Vittorio.Torino, novembre 1934. La nebbia avvolge i marmi geometrici dei cantieri razionalisti e nasconde i segreti di una città soffocata dalle parate in camicia nera. Quando Bianca De Santis, voce immortale e divina primadonna del Teatro Regio, viene ritrovata accasciata sul suo maestoso pianoforte nero nella sfarzosa "stanza chiusa" della sua villa, le autorità hanno già pronta una provvidenziale e comoda versione ufficiale: eroico malore da stress emotivo. Il Regime non tollera scandali.Ma il corpo algido di Bianca, intatto e senza segni di lotta, emana un inconfondibile e chimico odore di mandorle amare. E sul tasto del Do centrale, capeggia una macchia fresca e viscosa di inchiostro blu.Vittorio Arconti è un uomo segnato. Ex commissario dimessosi per non essersi piegato alla dilagante repressione di partito, e ora investigatore privato tollerato a stento, viene chiamato non ufficialmente a presenziare al macabro palcoscenico prima che cali il sipario. La donna che giace avvelenata sul pianoforte è un volto tragicamente amato del suo passato, e Arconti percepisce subito le crepe e le menzogne che aleggiano tra le spesse tende di velluto bordò di Villa De Santis: - Il Conte, un nobile decaduto, sordo alla musica ma affamato dal vizio del gioco.- Elena Valli, l'ambiziosa rivale in ascesa, protetta dai gerarchi, pronta a usurpare spietatamente la corona e a farne uno scudo autarchico.- Il Maestro Valenti, l'ombroso, fanatico, instabile precettore, innamorato dell'Arte di Bianca con una devozione sfiorante la follia purissima.In un magistrale thriller a tempo di Adagio che omaggia i meccanismi classici del Giallo da "delitto della camera chiusa", Massimiliano Squintu intreccia la rigida ambientazione storica dell'Italia di Mussolini al fascino oscuro del noir elegante degli anni Trenta. Un intrigo spietato e teatrale sull'insanabile contrasto emotivo fatale e opprimente dove la bellezza sublime del canto si infrange brutalmente contro le bassezze della propaganda egocentrista.Chi ha costruito la macchina della morte ingegnerizzata a tempo di ritmo dentro le pance e le corde di un pianoforte? E quale disperato sacrificio inconfessabile si cela dietro l'immortalità donata dall'ultima, letale romanza dedicata alla povera Tosca?Un racconto intenso e carico di tensione, fatto di nebbia, di ricordi intrisi di jazz parigino e d'indagini asfissianti al sapore aspro del veleno.

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  • 9798249949426
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