La costituzione mista di Polibio, sviluppata nel libro VI delle sue Storie, è senza dubbio la teoria politica che ha esercitato maggiore influenza sulla concezione dei regimi moderni. Il suo interesse deriva dal fatto che, per la prima volta, una teoria politica viene utilizzata per spiegare la costituzione romana. La sua diffusione nell'antichità fu quindi molto ampia, al punto che fu ripresa e in gran parte adattata nel *De Republica* di Cicerone. Sebbene Polibio redigesse la sua opera durante il suo esilio a Roma, tra il 160 e il 150 a.C., decide di analizzare la costituzione romana così com'era subito dopo la sconfitta di Canne nel 216, nel momento in cui la Repubblica viveva le sue ore più buie, 'perché si ritiene che l'unica pietra di paragone della perfezione in un uomo sia la capacità di sopportare con grandezza e nobiltà i cambiamenti radicali della fortuna. ' (Polibio, VI, 2, 6). Infatti, la rinascita di Roma dopo quel disastro e la sua fulminea espansione nel corso dei cinquanta anni successivi inducono il greco a interrogarsi sulla natura della costituzione che abbia potuto consentire una simile impresa.
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