Lavorando professionalmente con bambini da zero a sei anni in istituti di educazione infantile, l'autrice ha constatato che un dubbio permeava le azioni degli educatori: come gestire il "volere" o la "volontà" del bambino nel contesto educativo istituzionalizzato? Oppure, come procedere in modo equilibrato rispetto al "volere" o alla "volontà" del bambino di fronte alle determinazioni curriculari, senza che tali interventi comportassero un indebolimento della volontà del bambino o un eccesso di liberalismo? Questo libro affronta l'ipotesi che le difficoltà nelle interazioni tra educatori e studenti siano dovute all'incapacità dell'istruzione scolastica di gestire le attività delle facoltà spirituali del pensare, del volere e del giudicare, che sarebbero soppresse e ignorate nei contesti in cui si suppone che siano ambiti privilegiati e destinati al loro esercizio. Le conseguenze di ciò per il bambino sono state evidenziate dalla filosofa Hannah Arendt nel suo articolo La crisi dell'educazione, ovvero il conformismo o la delinquenza del bambino. Da qui l'importanza di cercare nuove possibilità affinché l'istruzione scolastica possa tornare a educare.
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