Il presente saggio propone una lettura complessiva del pensiero di Hannah Arendt, fondata su un'ipotesi guida: la sua opera delinea una forma di ontologia post-metafisica, ovvero una concezione dell'essere che non poggia né su un fondamento trascendente né su una gerarchia tra mondo sensibile e mondo intelligibile, bensì sull'immanenza del mondo comune, sulla pluralità delle prospettive e sulla capacità umana di giudizio. La prima parte dello studio mette in luce la riconfigurazione arendtiana del concetto di mondo. Qui, il mondo è inteso non come una realtà oggettiva indipendente dai soggetti, ma come lo spazio dell'apparire in cui gli esseri umani si rivelano gli uni agli altri attraverso la parola e l'azione. Tale concezione rompe con la tradizione metafisica classica - in particolare quella platonica - rifiutando di collocare la verità in un ambito intelligibile situato oltre il mondo visibile. La seconda parte analizza la struttura ontologica dell'apparire e della pluralità. Per Arendt, l'essere non si cela dietro i fenomeni, ma si manifesta nella loro visibilità; la pluralità emerge così come una condizione ontologica fondamentale.
AmazonPagina's: 256, Paperback, Edizioni Sapienza
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