Una telefonata. Una baia dell'Adriatico. Una busta gialla vecchia quarant'anni. Quando Arletty torna a Portonovo con il suo camper e la sua compagna silenziosa, porta con sé qualcosa che Max non si aspettava: una fotografia scattata ad Amsterdam alla fine degli anni Settanta. Una figura al centro del gruppo, capelli ricci, giacca di lino, una collanina di corallo intorno al collo. Arletty dice: questo sei tu. Max guarda la foto. Non si riconosce. Non come incertezza. Non come il disorientamento normale di chi trova se stesso giovane su carta. La figura è uno sconosciuto. Eppure la giacca è la sua giacca. La collanina è la sua collanina. Un romanzo sulla memoria come sistema di inganno, sulla fotografia come prova che non prova niente, sull'identità come qualcosa che si abita in modo obliquo: sempre un passo fuori dalla scena, sempre nell'altra stanza. È la storia di un uomo che cerca se stesso dentro un'immagine e trova solo un altro specchio. E dentro quello specchio, un altro ancora.
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