La Teoria della Sistematicità è un'opera di impianto teorico radicale che si propone di rendere intelligibile la crisi contemporanea dell'umano non come una sequenza di eventi contingenti, ma come l'esito coerente di una configurazione sistemica storicamente determinata. L'opera si colloca come testo estensivo e fondativo rispetto a La fine dell'umano, di cui costituisce l'architettura concettuale profonda: se il libro principale espone la diagnosi antropologica e storica del presente, questa teoria ne esplicita le condizioni strutturali di possibilità, mostrando le logiche invisibili che orientano economia, tecnica, psicologia collettiva e istituzioni sociali. Il punto di partenza del saggio è una critica netta alla frammentazione del sapere contemporaneo. La separazione disciplinare, lungi dall'essere un semplice problema metodologico, viene interpretata come un effetto diretto della stessa logica sistemica che governa la società tardo-moderna: isolando i fenomeni, si perde la capacità di coglierne le retroazioni, e con esse la possibilità di comprendere le cause reali delle crisi. La Teoria della Sistematicità nasce dunque come tentativo di ricomposizione dello sguardo, assumendo che solo un approccio trans-disciplinare possa restituire leggibilità a un reale divenuto strutturalmente complesso.
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