La Torpedo rossa: Il peso del segreto
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I morti non sono tutti uguali. Alcuni muoiono e basta. Altri muoiono e lasciano in giro delle cose che non smettono di fare danni. Ancona, 2022. Giorgio Anselmi ha sessantaquattro anni, una cattedra di Storia dell'Arte a Urbino, e una vita costruita sulla solidità delle cose certe. Quando sua madre muore a novantasei anni lasciando dietro di sé uno studio chiuso a chiave da decenni, una busta bianca con scritto Non aprire, e la notizia di un'automobile nascosta in cascina sotto un telo, quella solidità comincia a mostrare le prime crepe. La Torpedo è rossa. Non sbiadita, non antica. Rossa, come se il colore avesse deciso di aspettare. Dentro le bobine in 8mm girate da un padre cineamatore, nei diari interrotti di luglio 1956, in uno scontrino sbiadito di una locanda francese. Giorgio comincia a ricostruire l'uomo che non ha mai conosciuto: Vittorio Anselmi, commerciante di elettrodomestici ad Ancona, amico di Rossellini e Fangio, morto a trentasei anni nell'estate del 1958. Giorgio ne aveva otto. Da quel giorno nessuno ha detto di più. Il viaggio che segue è un'indagine silenziosa attraverso quello che le famiglie custodiscono per amore o per necessità spesso la stessa cosa. Perché certe storie non finiscono quando finiscono. Aspettano. Un romanzo sul silenzio come architettura, sull'amore come forma di possesso, sul peso preciso di quello che si eredita senza averlo scelto. Una storia italiana che si racconta a ritroso, come quasi tutte le storie che vale la pena raccontare.
I morti non sono tutti uguali. Alcuni muoiono e basta. Altri muoiono e lasciano in giro delle cose che non smettono di fare danni. Ancona, 2022. Giorgio Anselmi ha sessantaquattro anni, una cattedra di Storia dell'Arte a Urbino, e una vita costruita sulla solidità delle cose certe. Quando sua madre muore a novantasei anni lasciando dietro di sé uno studio chiuso a chiave da decenni, una busta bianca con scritto Non aprire, e la notizia di un'automobile nascosta in cascina sotto un telo, quella solidità comincia a mostrare le prime crepe. La Torpedo è rossa. Non sbiadita, non antica. Rossa, come se il colore avesse deciso di aspettare. Dentro le bobine in 8mm girate da un padre cineamatore, nei diari interrotti di luglio 1956, in uno scontrino sbiadito di una locanda francese. Giorgio comincia a ricostruire l'uomo che non ha mai conosciuto: Vittorio Anselmi, commerciante di elettrodomestici ad Ancona, amico di Rossellini e Fangio, morto a trentasei anni nell'estate del 1958. Giorgio ne aveva otto. Da quel giorno nessuno ha detto di più. Il viaggio che segue è un'indagine silenziosa attraverso quello che le famiglie custodiscono per amore o per necessità spesso la stessa cosa. Perché certe storie non finiscono quando finiscono. Aspettano. Un romanzo sul silenzio come architettura, sull'amore come forma di possesso, sul peso preciso di quello che si eredita senza averlo scelto. Una storia italiana che si racconta a ritroso, come quasi tutte le storie che vale la pena raccontare.
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