Nell'autunno del 1904 un uomo di trentaquattro anni sale per la ferrovia a cremagliera fino a Elisabethbad, stabilimento termale della Carinzia le cui acque solfuree promettono di guarire la sordità. Justus Kammerlander è musicologo, ultimo di una casa commerciale di Lubecca, autore di seicento pagine di appunti su un libro che non riesce a finire. Sta perdendo l'udito, e lo perde a partire dagli acuti: gli restano le fondamenta e gli vengono tolti gli angeli.Nello stabilimento trova un medico che non mente mai e un'unica formula per ogni cosa - è soltanto una questione di misura -, un abate che due volte l'anno scende in una gola dove il gas uccide gli uccelli mentre cantano, e una ragazza boema di diciannove anni, sorda dall'infanzia, che danza a tempo perfetto tenendo due dita posate sul legno.Per nove mesi Justus la osserva convinto di studiare un problema di estetica. Sta invece facendo una cosa più semplice e assai meno perdonabile.Le acque sorde è un romanzo sull'unica domanda che il suo protagonista non riesce a decidere: se la musica ci consoli perché dice qualcosa di vero sul mondo, o perché è l'anestesia più raffinata che ci siamo costruiti. È anche il ritratto di un luogo - la sala da concerto, la galleria di vetri che piange dall'alba al tramonto, il registro degli ospiti - dove ogni destino individuale finisce, prima o poi, dentro una riga di trentadue caratteri.Scritto nella lingua alta delle grandi traduzioni novecentesche di Thomas Mann, è un libro per chi ama La montagna incantata, I Buddenbrook e La morte a Venezia: ironia saggistica, periodo lungo, e la convinzione che i destini si decidano nelle conversazioni e non negli avvenimenti.
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