Dal 2016, la Repubblica Democratica del Congo si è dotata di una legge sulle risorse idriche, in un contesto in cui la gestione di questo settore presenta gravi problemi di leadership, di capacità degli attori chiamati ad attuarla, di relativo sottofinanziamento e di confusione dei ruoli tra servizi centrali, provinciali ed enti territoriali decentralizzati, chiamati a garantire la gestione delle opere. Le principali sfide riguardano la quasi totale assenza di quadri esperti ai diversi livelli della gerarchia amministrativa, poiché il Paese ha funzionato per decenni in un sistema di centralizzazione estrema, con pochissimo margine di manovra per gli enti territoriali teoricamente decentralizzati, privi di risorse adeguate per svolgere i propri ruoli. Le sfide riguardano anche i potenziali conflitti di interesse tra gli enti decentrati e i gestori delle strutture statali che hanno gestito in regime di monopolio il servizio pubblico idrico, i cui risultati sono ben lontani dal soddisfare le crescenti esigenze di una popolazione in maggioranza giovane. L'applicazione della legge richiede soluzioni originali, che passino attraverso un coaching intelligente e una leadership comprovata.
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