Cosa facciamo quando la legge ordina una cosa e la coscienza ne richiede un'altra? Antigone si era posta questa domanda venticinque secoli fa, seppellendo suo fratello in sfida a un decreto reale. I giudici di Norimberga lo fecero con lui giudicando crimini che nessuna legge scritta aveva mai raggiunto il suo esempio. Anche i tribunali che condannarono Dred Scott, quelli che confermarono l'apartheid, quelli che concessero l'amnistia a chi fu responsabile della scomparsa forzata, gli chiesero anch'essi, e ognuno rispose in modo diverso. Legge o giustizia? copre venticinque secoli di storia, filosofia e dottrina giuridica - dal Codice di Hammurabi agli algoritmi che oggi decidono la libertà dell'imputato - per dimostrare che questa tensione non è un difetto correttibile del sistema giuridico, ma della sua condizione strutturale. Con rigore accademico e un linguaggio accessibile a ogni lettore, l'opera attraversa il diritto naturale e il positivismo, Norimberga e l'Olocausto, schiavitù e dittature latinoamericane, disobbedienza civile e intelligenza artificiale, per arrivare a una proposta di sintesi tanto onesta quanto necessaria: la legalità come terreno indissolubile, la giustizia come orizzonte mai pienamente raggiunto ma che non si smette mai di perseguire con i piedi sulla terra. Non è un libro che offre risposte definitive. È un libro che ti insegna a porti, con i tuoi criteri, la domanda giusta. Per giuristi, studenti e chiunque abbia mai ritenuto che legale ed equo non sono, dopotutto, la stessa cosa.
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