Nel Monferrato "dopo il Purgatorio", quando il Banco del Monferrato e i vecchi poteri sembrano scoperchiati, il maresciallo Pino Urru capisce che il dopoguerra non è pace ma un nuovo giro. Un notaio muore in un "incidente", un contabile si spegne in garage, un enologo finisce in un vascone: morti troppo ordinate, segnate da una sigla ricorrente (L/22) mentre sui muri ricompare una G, memoria ribelle che avverte e conta. Tra cantine riscritte come "Heritage", eredità dei Valfieri, flussi verso Lugano e una misteriosa "Agenzia del Destino", Urru e la sua squadra – Marta, l'ironico Zeno Bacicia, alleati come Franca e l'artista Beppe "La Lumaca" – inseguono un oracolo doppio: la Lettera 22, documento e macchina da scrivere, capace di registrare (e far credere di prevedere) il futuro. La pista li porta oltre provincia e tribunali fino a Londra, nel regno del magnate John Kid e del suo motore predittivo. Quando il potere vuole trasformare i dati in destino, resta una scelta: usare l'oracolo o chiuderlo, per non diventare ciò che si combatte. Sul fondo, il "Manifesto della Lumaca 2.0" invita a rallentare: ogni parola battuta lascia tracce, e la verità non si ottimizza, si difende.
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