La proposta di Angelomaria Alessio propone una lettura antropologico-teologica del tatuaggio mariano come pratica devozionale incarnata, capace di trasformare il corpo in un archivio di fede e appartenenza. Assumendo la prospettiva delle teorie della ritualizzazione, interpreta il tatuaggio religioso come dispositivo semiotico, performativo e memoriale che media, talvolta in modo controverso, l'esperienza del sacro nella modernità. Viene focalizzato il nesso tra mariologia e corporeità Maria, come figura in cui carne e fede sono inseparabili, diviene anche "scrittura" nella carne del devoto. Ne risulta un quadro in cui i tatuaggi mariani non sono meri segni identitari, ma pratiche che rinegoziano autorità, tradizione, agency del credente, e confini tra liturgia, pietà popolare e culture visuali.
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