Questo libro propone una rilettura del pensiero di Michel de Certeau, dimostrandone la fecondità per una sociolinguistica che intenda prendere sul serio la pluralità. L'opera sostiene che molti approcci contemporanei nelle scienze umane - in particolare quelli di matrice pragmatica o socio-costruttivista - finiscono paradossalmente per oggettivare proprio quella pluralità che dichiarano di voler studiare. Per contro, la prospettiva ermeneutica di Certeau pone l'alterità, l'interpretazione e la libertà teorica come condizioni stesse della produzione di conoscenza. Mettendo a confronto i testi di Certeau con l'interpretazione che ne offre François Dosse, il libro mette in luce una tensione tra la presentazione relativamente convenzionale della sua epistemologia della storia e una linea di pensiero più radicale, fondata sullo spostamento, sul rischio e sull'apertura all'altro. Tale analisi sollecita una riflessione sulle implicazioni più ampie delle sue idee per le scienze umane e, nello specifico, per una sociolinguistica che metta criticamente in discussione gli approcci basati su corpora, lavoro sul campo e *big data*. Infine, lo studio evidenzia le affinità tra l'opera di Certeau e l'ermeneutica di Hans-Georg Gadamer.
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