Il più antico e il più divertente dei grandi poemi cavallereschi italiani, finalmente in prosa moderna e scorrevole. Offeso da un torto, il paladino Orlando lascia la corte di Carlo Magno e parte per il mondo; lungo la strada incontra il gigante Morgante, lo converte e ne fa il suo compagno, un colosso buono che combatte usando come arma il batacchio di una campana.Luigi Pulci, alla corte di Lorenzo il Magnifico, riempì il suo poema di battaglie e prodigi ma anche di risate: il furfante goloso Margutte, il diavolo dotto e cortese Astarotte, e l'eterno traditore Gano di Maganza, che condurrà alla rotta di Roncisvalle e alla morte di Orlando.È il poema che apre la strada a Boiardo e ad Ariosto. Qui il Morgante è reso in italiano di oggi, ottava per ottava, senza tagli, con una prefazione e molte note. Per riscoprire quanto può essere divertente un poema di cavalieri e giganti.
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