Firenze, 4 novembre 1966. L'Arno restituisce un libro che qualcuno aveva cercato di cancellare.Nella bottega di legatoria di via de' Servi, mentre l'acqua sale, Osvaldo Vannucci compie una scelta tecnica e disperata: sacrifica le legature in pelle per mettere in salvo le antiche pergamene sui ripiani alti. Sua figlia Ada, ventidue anni e il mestiere di legatrice nel sangue, lo guarda fare senza sospettare che quel gesto nasconda un passato ingombrante.Un mese dopo, nel laboratorio d'emergenza che tenta di sottrarre al fango un milione di libri, Ada apre una cassa e viene investita da un odore inconfondibile: colla di pasta e cuoio vecchio, lo stesso profumo della bottega di suo padre. Davanti a lei c'è una miscellanea del Cinquecento dal frontespizio mutilato: il timbro di proprietà è stato raschiato via con cura professionale. Ma nel margine interno, protetto dal fango, appare una sigla a matita con una data, dicembre 1943, e un "sette" sbarrato che Ada conosce da quando è bambina.Sotto la luce ultravioletta, il nome rimosso riemerge come un fantasma: Biblioteca Nissim - Firenze. È la traccia di una famiglia cancellata, di un libraio ebreo deportato nel 1944 e mai tornato. La figlia dell'uomo, Silvia, da diciotto anni tenta l'impossibile: ricostruire l'inventario della biblioteca paterna partendo da pochi indizi.Ada sceglie di non segnalare il reperto e inizia una ricerca solitaria. Quello che trova non è un mostro, ma un uomo: suo padre. Un perito che accettò di stimare i beni sequestrati per evitare che lo facesse qualcuno di più spietato; una custodia che si trasformò in possesso perché nessuno tornò mai a reclamarla; un muretto buttato giù per lavori idraulici che nascose libri preziosi per vent'anni. Volumi venduti uno alla volta, per pagare le necessità della vita: il tetto della casa, l'automobile di famiglia, le medicine per Ada stessa.Mentre tutti la spingono a tacere - perché i reati sono prescritti e la legge ha già voltato pagina - Ada comprende che la verità non segue i tempi dei tribunali. Le resta solo la regola fondamentale del suo mestiere: nel restauro, la riparazione di una lacuna deve restare visibile. Non si finge l'intatto. Si cura la ferita, ma se ne lascia testimonianza."Prova di apertura" è il racconto di una donna che ha sempre saputo nascondere i danni dei libri e che ora deve decidere se mostrare i propri. È un romanzo sulla colpa silenziosa, sulle case costruite sulle omissioni e sul potere di un gesto minimo - un nome riscritto a mano con l'inchiostro del tono sbagliato - per rendere onore alla memoria.Nota dell'autore: Gli eventi storici e le istituzioni citati sono documentati. Le famiglie, le vittime e i responsabili sono interamente immaginari.
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