Il testo si configura come una narrazione identitaria, intima e collettiva, di una comunità del Sud Italia colta nella sua essenza più profonda e contraddittoria. Al centro dell'opera si colloca la genesi di Falsapienza, un luogo sospeso tra l'accoglienza e l'inospitalità, il cui DNA culturale affonda direttamente le radici nel glorioso passato della Magna Grecia. È proprio lo sbarco di una leggendaria compagnia di filosofi magnogreci a dare origine al nucleo originario della città e al suo stesso nome: un binomio etimologico tra l'azione del creare (facio) e la sapientia. Tuttavia, l'eredità della Magna Grecia non si limita alla toponomastica, ma plasma l'intera struttura psicologica dei suoi abitanti. Attraverso il recupero di aneddoti reali e l'analisi del carattere dei "Falsapietani", l'autore delinea una comunità dominata da una tensione tipicamente classica ovvero il bisogno di stupire, l'ambizione filosofica e competitiva, e la costante coesistenza degli opposti (l'universo in sé e il suo contrario). Il volume esplora così la transizione storica e geografica di una terra baciata dalla natura, dove l'antico spirito indomito dei coloni magnogreci sopravvive oggi sotto forma di orgoglio viscerale, resilienza culturale e un'incapacità congenita di arrendersi di fronte alle sfide del presente.
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