Droni, armi autonome, intelligenza artificiale: la robotizzazione del campo di battaglia promette di proteggere i combattenti, migliorare la precisione e ridurre le perdite. Ma allontana anche l'essere umano dall'atto di uccidere, rende meno netto il confine tra combattenti e civili e frammenta le responsabilità. A cavallo tra filosofia, etica militare e diritto internazionale umanitario, questo volume analizza le trasformazioni della guerra: si può affidare a una macchina una decisione di vita o di morte? Un robot può rispettare i principi di distinzione e proporzionalità? Chi risponderà dei suoi errori? Senza tecnofilia né catastrofismo, questo libro esamina le promesse, i rischi e i limiti dell'autonomia militare. Sostiene tre requisiti: un controllo umano effettivo, responsabilità chiaramente definite e una regolamentazione internazionale in grado di preservare l'umanità nel cuore della guerra.
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