UNIVERO: STORIA E STRUTTURA DELL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE
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L'intelligenza artificiale non è un miracolo, non è un demone, non è un dio nascente.È una forma nuova dell'Univero: una configurazione storica, materiale, energetica e simbolica costruita dall'uomo, capace di trattare immense superfici di dati, testi, immagini, segnali, memorie, ma non per questo padrona del mondo.In questo quarto volume dell'Univero, Enzo Antonio Cicchino affronta l'AI non come moda tecnologica né come minaccia astratta, ma come fenomeno interno alla realtà stessa. Dalla scrittura al calcolo, da Turing alle reti neurali, dal machine learning ai transformer, il libro ricostruisce la lunga storia del trasferimento del pensiero fuori dal corpo umano: prima nei segni, poi nelle macchine, infine nei modelli artificiali capaci di apprendere, selezionare e generare.Ma il cuore del saggio è più profondo: l'AI vede membrane, non bulk. Lavora sulle tracce del mondo, non sulla sua totalità vivente. Può parlare del dolore senza provarlo, della guerra senza tremare, dell'amore senza amare. La sua potenza è reale; il suo limite è strutturale.Per questo il libro rifiuta sia l'entusiasmo ingenuo sia la paura superstiziosa. L'intelligenza artificiale va capita, collocata, interrogata. Non è fuori dall'uomo, ma nasce dall'uomo. Non è fuori dalla storia, ma ne porta dentro le forze, le ambizioni, le distorsioni, i poteri.L'Univero diventa così una lente per leggere il nostro tempo: materia, energia, pensiero, linguaggio, tecnica, istituzioni e destino collettivo dentro un'unica trama.Perché la domanda decisiva non è se l'AI ci sostituirà.La domanda è quale umanità stiamo consegnando alle macchine, e quale mondo esse ci restituiranno.
L'intelligenza artificiale non è un miracolo, non è un demone, non è un dio nascente.È una forma nuova dell'Univero: una configurazione storica, materiale, energetica e simbolica costruita dall'uomo, capace di trattare immense superfici di dati, testi, immagini, segnali, memorie, ma non per questo padrona del mondo.In questo quarto volume dell'Univero, Enzo Antonio Cicchino affronta l'AI non come moda tecnologica né come minaccia astratta, ma come fenomeno interno alla realtà stessa. Dalla scrittura al calcolo, da Turing alle reti neurali, dal machine learning ai transformer, il libro ricostruisce la lunga storia del trasferimento del pensiero fuori dal corpo umano: prima nei segni, poi nelle macchine, infine nei modelli artificiali capaci di apprendere, selezionare e generare.Ma il cuore del saggio è più profondo: l'AI vede membrane, non bulk. Lavora sulle tracce del mondo, non sulla sua totalità vivente. Può parlare del dolore senza provarlo, della guerra senza tremare, dell'amore senza amare. La sua potenza è reale; il suo limite è strutturale.Per questo il libro rifiuta sia l'entusiasmo ingenuo sia la paura superstiziosa. L'intelligenza artificiale va capita, collocata, interrogata. Non è fuori dall'uomo, ma nasce dall'uomo. Non è fuori dalla storia, ma ne porta dentro le forze, le ambizioni, le distorsioni, i poteri.L'Univero diventa così una lente per leggere il nostro tempo: materia, energia, pensiero, linguaggio, tecnica, istituzioni e destino collettivo dentro un'unica trama.Perché la domanda decisiva non è se l'AI ci sostituirà.La domanda è quale umanità stiamo consegnando alle macchine, e quale mondo esse ci restituiranno.
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