Le utopie, si sa, sono impossibili per definizione. Ha senso quindi interrogarsi su modelli economico-sociali che, sebbene in linea teorica eliminerebbero povertà e miseria e annullerebbero le classi sociali, all'atto pratico poi risulterebbero irrealizzabili? Ma non è forse con l'atto, spregiudicato, ribelle e un po' ingenuo, di pensare, di fantasticare, che abbiamo una minima possibilità di progredire in ogni campo? >Claudio Fadda, laureato in filosofia, si occupa di organizzazione e risorse umane. Le sue precedenti pubblicazioni spaziano dalla satira sociale (Una Giornata in Azienda) ai romanzi di science-fiction (Space Hawk e La Magia delle Sorgenti).
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