Viva Verdi! Risorgimento in musica a Forlì
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Tra le pieghe della storia ufficiale del Risorgimento, questo libro invita a scoprire un'altra narrazione: meno dichiarata, ma non meno decisiva. Viva Verdi! Risorgimento in musica a Forlì racconta come una città di provincia, lontana dai grandi centri del potere, abbia partecipato alla costruzione di una coscienza nazionale attraverso un linguaggio tanto potente quanto sfuggente: la musica. Umberto Pasqui guida il lettore dentro una Forlì ottocentesca viva, attenta, tutt'altro che marginale. Una città che ascolta, nei teatri, nelle piazze, nelle chiese, e che, proprio attraverso l'ascolto, impara a riconoscersi come comunità. Il melodramma non è solo spettacolo: è spazio pubblico, luogo di confronto, palestra di interpretazione civile. Tra censura e allusioni, tra cori e arie che risuonano ben oltre il palcoscenico, si forma un linguaggio condiviso capace di suggerire ciò che non può essere detto apertamente. Dalle stagioni del Teatro Comunale alle bande cittadine che diffondono le melodie tra la gente, emerge un tessuto culturale sorprendentemente compatto, in cui la musica diventa strumento di coesione e anticipazione politica. Prima ancora delle parole d'ordine patriottiche, esiste un pubblico che sa ascoltare, emozionarsi, interpretare. Ma questo non è solo un libro sul passato. È anche una riflessione sul presente e sul futuro: sulla perdita di un luogo simbolico come il Teatro Comunale, sulla frattura di una continuità culturale, e sulla responsabilità, oggi, di ricostruire non soltanto un edificio, ma una funzione civile della musica. Con uno sguardo rigoroso e appassionato, Pasqui restituisce al melodramma il suo ruolo originario: non evasione, ma esperienza collettiva, linguaggio condiviso, esercizio di cittadinanza.
Tra le pieghe della storia ufficiale del Risorgimento, questo libro invita a scoprire un'altra narrazione: meno dichiarata, ma non meno decisiva. Viva Verdi! Risorgimento in musica a Forlì racconta come una città di provincia, lontana dai grandi centri del potere, abbia partecipato alla costruzione di una coscienza nazionale attraverso un linguaggio tanto potente quanto sfuggente: la musica. Umberto Pasqui guida il lettore dentro una Forlì ottocentesca viva, attenta, tutt'altro che marginale. Una città che ascolta, nei teatri, nelle piazze, nelle chiese, e che, proprio attraverso l'ascolto, impara a riconoscersi come comunità. Il melodramma non è solo spettacolo: è spazio pubblico, luogo di confronto, palestra di interpretazione civile. Tra censura e allusioni, tra cori e arie che risuonano ben oltre il palcoscenico, si forma un linguaggio condiviso capace di suggerire ciò che non può essere detto apertamente. Dalle stagioni del Teatro Comunale alle bande cittadine che diffondono le melodie tra la gente, emerge un tessuto culturale sorprendentemente compatto, in cui la musica diventa strumento di coesione e anticipazione politica. Prima ancora delle parole d'ordine patriottiche, esiste un pubblico che sa ascoltare, emozionarsi, interpretare. Ma questo non è solo un libro sul passato. È anche una riflessione sul presente e sul futuro: sulla perdita di un luogo simbolico come il Teatro Comunale, sulla frattura di una continuità culturale, e sulla responsabilità, oggi, di ricostruire non soltanto un edificio, ma una funzione civile della musica. Con uno sguardo rigoroso e appassionato, Pasqui restituisce al melodramma il suo ruolo originario: non evasione, ma esperienza collettiva, linguaggio condiviso, esercizio di cittadinanza.
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